venerdì 15 gennaio 2016

Il deficit pubblico è risparmio privato

Immaginiamo un paese il cui interscambio estero è in equilibrio: esporta tanto quanto importa, e non accumula quindi una posizione finanziaria netta verso l’estero, né attiva né passiva.

Supponiamo anche che l’amministrazione pubblica di questa nazione spenda più soldi di quanto ne incassa: esiste quindi, sistematicamente, una posizione di deficit nei conti pubblici.

Al deficit del settore pubblico non può che corrispondere (se la posizione con l’estero è in pareggio) un surplus del settore privato. Famiglie e aziende accumulano risparmio.

L’eccesso di spesa pubblica rispetto alle entrate può essere finanziato mediante emissione di moneta o mediante emissione di debito pubblico (un’ulteriore variante, nota a chi legge questo blog, è l'emissione di titoli ibridi quali i Certificati di Credito Fiscale, o CCF).

Anche nell’ipotesi in cui l’intero deficit sia finanziato con emissione di debito pubblico, comunque, a questo debito corrisponde la formazione di risparmio privato.

L’argomentazione che i deficit pubblici sono negativi perché comportano di “lasciare ai propri figli debiti da ripagare” è priva di senso, perché a fronte del debito pubblico, i propri figli si ritroveranno con maggiore risparmio privato (o sotto forma di moneta, o di attività finanziarie quali, appunto, i titoli del debito pubblico).

Questo non significa che l’utilizzo dei deficit pubblici per incrementare la domanda e la produzione del sistema economico possa o debba essere espanso all'infinito. Ci sono limiti, che non corrispondono però a livelli predeterminati di deficit o di debito pubblico.

I limiti nascono da due altri ordini di considerazioni:

UNO, la formazione di deficit commerciali esteri, che danno luogo a debito verso l’estero. Questo può essere un elemento di preoccupazione soprattutto se le importazioni nette, e quindi la relativa formazione di debito verso l’estero, vengono pagate in valuta straniera (diverso è il discorso per paesi come gli USA, che pagano le importazioni nella loro moneta nazionale).


DUE, la capacità produttiva del sistema economico: l’azione espansiva attuata mediante deficit pubblici non deve essere spinta a livelli che portano la domanda a superare la capacità produttiva del sistema stesso. In questo caso si produrranno alti livelli di inflazione. L’accumulo dei deficit porterà comunque alla formazione (in termini nominali) di risparmio privato, ma il valore reale di questo risparmio verrà eroso dall’inflazione.

5 commenti:

  1. Titolo modificato rispetto all'originale "“I deficit pubblici equivalgono a lasciare debiti ai propri figli”: perché non è così". Era troppo macchinoso e rischiava di fuorviare il potenziale lettore che si fosse fermato alle prime parole... Grazie ad Alessandro Piro per il suggerimento.

    RispondiElimina
  2. la mmt dice che le importazioni sono tendenzialmente positive e le esportazioni all'opposto negative (la tendenza ad esportare troppo ).

    Ma se in Italia applicassero un trend del genere non sballerebbe la bilancia commerciale con l'estero ?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ho simpatia per quel modello economico...lei non so se condivide tutto della mmt, ma è keynesiano e mi sembra di capire vicino a Mosler. I detrattori della mmt..nelle discussioni mi sbattono sempre sta roba: effettivamente come si può conciliare bilancia commerciale con l'estero con la "tendenza" ad importare piuttosto che esportare ? Se esprime un suo parere mi fa un gran piacere...anche se c'entra relativamente con il post. Grazie.

      Elimina
    2. il tutto riferito al contesto "Italia" secondo le caratteristiche strutturali della nostra economia con ipoteticamente l'applicazione del modello economico MMT....ovviamente (gli USA possono permetterselo...è un altro discorso )

      Elimina
    3. In Italia, come nella maggior parte dei paesi, è importante mantenere i saldi commerciali esteri tendenzialmente in equilibrio. L'azione espansiva della domanda deve quindi abbinarsi a un recupero di competitività finalizzato non a produrre surplus commerciali, ma a impedire che si creino deficit - compensando il maggior import dovuta alla ripresa della domanda interna con maggiori esportazioni e sostituzioni di importazioni. Una leva utilizzabile (in un regime di monete nazionali e cambi flessibili) è il riallineamento valutario. Un'altra è la riduzione di fiscalità sulle produzioni domestiche. Vedi anche qui.

      Elimina