mercoledì 9 marzo 2016

Come i CCF risolvono le disfunzioni dell’Eurosistema

Bozza di testo slides per future (prossime...) presentazioni.




I Certificati di Credito Fiscale

Titoli utilizzabili per ridurre pagamenti dovuti alla pubblica amministrazione dello stato emittente: tasse, imposte, contributi sanitari e pensionistici, multe, ecc.

Da emettersi prevalentemente o totalmente con data di utilizzo posticipata – per esempio di due anni.

In questo modo l’effetto espansivo della domanda si verifica prima dell’utilizzo per ridurre pagamenti all’erario, evitando squilibri di finanza pubblica.

I CCF hanno valore fin da subito – sono un titolo a due anni, con valore prestabilito a scadenza. Tasso di attualizzazione probabilmente in linea con un CTZ.

Assegnazione gratuita a famiglie e aziende.

Cofinanziamento di iniziative di spesa sociale, investimenti pubblici ecc.

Rilancio della domanda interna.

Riequilibrio competitività intraeurosistema: grazie alle assegnazioni alle aziende, si riduce il costo del lavoro lordo – evitando che il recupero della domanda interna squilibri i saldi commerciali esteri.

Importo complessivo di assegnazioni annue (nel caso dell’Italia): alcune decine di miliardi, a crescere finché non si è recuperato il pieno impiego.




Il problema-non-problema del debito pubblico

Il 99% del problema nasce dal fatto che è denominato in una moneta che lo stato italiano non emette.

Abbassare il debito con politiche di austerità avrebbe un senso se e solo se l’austerità non riducesse PIL reale e nominale, il che in situazioni di domanda depressa è falso.

Aver convertito il debito da lire a moneta straniera è stata delle implicazioni più negative del progetto euro.

A fronte del debito pubblico peraltro c’è risparmio privato, com’è inevitabile in presenza di una posizione finanziaria sull’estero equilibrata.

Ma utilizzare (alias ridurre) il risparmio privato per abbassare il debito pubblico avrebbe devastanti impatti depressivi.




I CCF non sono debito

Impegno di accettazione, non di rimborso.

Si garantiscono da sé (lo stato emittente avrà sempre tasse, imposte, contributi da riscuotere).

E’ vero che ceteris paribus a scadenza riducono gli incassi statali ma…




I tre fattori di sicurezza del progetto CCF

Fortissimo output gap da recuperare: se l’Italia recupera (nell’arco di 3-5 anni) la caduta di PIL post 2007 (9% reale), il progetto si autofinanzia completamente.

Su base volontaria inoltre è possibile:
rifinanziare debito in euro con CCF di lungo termine;
posporre utilizzo CCF offrendo un interesse.

Su base forzosa (improbabile che sia necessario, se non in circostanze eccezionali / occasionali):
sostituire spese in euro con pagamenti di CCF,
aumentare tasse ma con compensazione in CCF.




Obiettivi trattati di funzionamento Eurosistema:
possono essere centrati assicurando nello stesso tempo la piena occupazione

Obiettivo (1): anno per anno, equilibrio tra entrate e uscite in euro.

Obiettivo (2): costante e regolare discesa del rapporto debito pubblico / PIL.

Dove il debito pubblico è quello DA RIMBORSARE IN EURO (quello che può dar luogo a default).

Alla BCE si chiede solo di continuare a garantire lo stock di partenza, senza incrementi.

Ma se l’Italia (o chiunque adotti il progetto) emette troppi CCF ?

E’ un problema solo suo, se li inflaziona perderanno valore i CCF nazionali, non gli euro che circolano in tutta l’Eurozona.




Contrastare questo da parte di UE / BCE…

Non è giustificabile, salvo atteggiamenti del tutto pretestuosi.

Non ci sono rotture.

Non ci sono ridenominazioni.

Non ci sono trasferimenti finanziari.

Non ci sono incrementi di garanzie.

Nessun commento:

Posta un commento