sabato 21 gennaio 2017

Globalizzazione, dove sta il problema

La globalizzazione, nella sua dimensione economica, implica in buona sostanza che le imprese producono dove vogliono, vendono dove gli pare, e pagano le tasse dove preferiscono.

Evidentemente, questo produce (tra le altre cose) un incentivo a spostare le produzioni in paesi dove le retribuzioni e anche gli standard ambientali e le protezioni sociali sono più bassi.

Questo ha contribuito alla crescita di paesi che sono passati dal sottosviluppo a condizioni di reddito procapite decisamente più vicine a quelle dei paesi avanzati. Quindi maggiore eguaglianza a livello mondiale, di per sé una buona notizia.

Ma ha anche causato un rilevantissimo incremento del potere contrattuale delle aziende globalizzate nei confronti dei lavoratori residenti nei paesi avanzati, che sono stati posti in diretta concorrenza con la forza lavoro dei paesi emergenti.

La globalizzazione così condotta ha avuto due chiari vincitori – le aziende globalizzate e i paesi emergenti – e un chiaro perdente – i lavoratori e in generale i segmenti economici medi e bassi dei paesi sviluppati.

La globalizzazione deve necessariamente funzionare in questo modo ? no.

Un primo correttivo è evitare sbilanci commerciali: fare in modo che non ci siano paesi che accumulino sistematicamente surplus, e introdurre invece meccanismi che spingano al riequilibrio.

Un secondo correttivo è la riqualificazione e la riconversione della forza lavoro, nei paesi sviluppati, verso attività a maggior valore aggiunto e/o difficilmente trasferibili all’estero.

In parte questo avviene in modo spontaneo, perché i settori ad alto contenuto di tecnologia, di design, di progettazione beneficiano della crescita dei paesi emergenti, che diventano mercati di sbocco. Ma se non è adeguatamente incentivato, il processo rischia di essere di gran lunga troppo lento.

Professioni qualificate, di grande utilità sociale, e non trasferibili all’estero devono essere incentivate e ricevere più, non meno risorse. Queste professioni sono spesso collegate all’impiego pubblico: sanità e istruzione sono forse i due casi più significativi.

La globalizzazione in sé può essere non solo un beneficio netto per l’economia mondiale, ma anche funzionare senza creare danni o penalizzazioni a nessuno. Purtroppo, è stata invece attuata accettando, o addirittura pianificando, squilibri commerciali, nonché contrazioni della spesa rivolta a segmenti qualificati di pubblico impiego.

La crisi finanziaria del 2008 e l’Eurocrisi soprattutto dal 2011 in poi hanno ulteriormente, gravemente peggiorato la situazione. Ci si è rifiutati di monetizzare i deficit pubblici nella misura necessaria a ristabilire condizioni di pieno impiego, nonostante l’assenza di qualsiasi rischio di inflazione. Si è reso il lavoro ancora più svilito e precario. Si è ulteriormente peggiorata la forza contrattuale dei segmenti di popolazione deboli. Si continua, in particolare nell’Eurozona, a non adottare le politiche espansive necessarie a risolvere una crisi deflattivo-depressiva.

Ancora, si cerca di strumentalizzare l’immigrazione: un potenziale beneficio in condizioni di crescita economica e di pieno impiego, ma un’ulteriore pressione verso il basso delle condizioni socio-economiche delle classi disagiate in un contesto depresso come l’attuale.

La crescita degli schieramenti politici “populisti”, nel mondo economicamente sviluppato, è dovuto al modo in cui le élites hanno strumentalizzato la globalizzazione. In questo contesto, il populismo è una reazione fisiologica e perfettamente giustificata. E sarà altamente benefico se porterà a un profondo riorientamento delle politiche economiche, in tutto il mondo occidentale sviluppato.


8 commenti:

  1. CREDO CHE STIA INIZIANDO IL CONTO ALLA ROVESCIA PER LO SFALDAMENTO DELL'EURO ....E STANNO PREPARANDO IL TERRENO . Effetto Trump ??? credo di si...

    http://vocidallestero.it/2017/01/22/zh-sbalorditiva-ammissione-di-draghi-un-paese-puo-lasciare-leurozona-ma-deve-prima-pagare-il-conto/

    e se ce ne andiamo senza pagare un piffero del target 2 cosa succede ??? si potrebbe fare???

    Shardan

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    1. e se invece paghiamo che effetto può avere nella nostra economia , e come facciamo ? si possono usare modalità , come dire, soft ?

      Shardan

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    2. Modi soft per pagare sicuramente esistono. Ma se non paghiamo, la UE e la BCE non hanno i carri armati...

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    3. Sempre se sia vera la notizia...strano non la leggo da nessuna parte . Zero Hedge è conosciutissimo e credo affidabile ...però una notizia del genere dovrebbe esserci sui giornali main stream (se non altro nei giornali a tendenza anti euro come "il Giornale " o "Libero "...spero che sia autentica.

      Shardan

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    4. La dichiarazione sicuramente è autentica, l'ha riportata anche Reuters e credo Bloomberg.

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  3. Francesco Andreoli: analisi corretta.. rimedi vaghi e contraddittori:
    "evitare sbilanci commerciali: fare in modo che non ci siano paesi che accumulino sistematicamente surplus, e introdurre invece meccanismi che spingano al riequilibrio.
    riqualificazione e la riconversione della forza lavoro, nei paesi sviluppati, verso attività a maggior valore aggiunto e/o difficilmente trasferibili all’estero."
    1) in che modo? dazi? quote? barriere doganali?
    2) riqualificare chi? uno che ha finito le scuole semianafabeta e fa il manovale, con che corso di riqualificazione lo fai diventare un ingegnere elettronico? o magari lo fai diventare avvocato?

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    1. 1) Tanto per cominciare con una gestione flessibile dei rapporti di cambio. 2) Il semianalfabeta che fa il manovale ha bisogno di un mercato immobiliare interno tonico e non depresso (e questo è un problema legato all'austerità, non direttamente alla globalizzazione). La riqualificazione è un tema che riguarda persone con un livello di istruzione e competenza medio o anche medio-altro che si trovano spiazzate da mutamenti nei loro settori. Un ruolo importante lo svolgerebbe invertire il ciclo di contrazione dell'impiego pubblico, che richiede professionalità qualificate in molti settori (sanità, pubblica istruzione, gestione del territorio, protezione civile e molti altri).

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