mercoledì 14 giugno 2017

Il mio sistema elettorale preferito


L’accordo a quattro per la riforma del sistema elettorale italiano è naufragato e a questo punto non è chiaro a nessuno che cosa accadrà.

Verranno resuscitate proposte semi- o totalmente maggioritarie, tipo Mattarellum ?

Si manterrà in essere (con le minime necessarie integrazioni tecniche) il sistema (proporzionale) nato in conseguenza delle recenti sentenze della Corte Costituzionale ?

Salterà fuori qualche idea totalmente nuova ?

Consentitemi di dire la mia. Un ideale di sistema elettorale per l’Italia ce l’ho. Le probabilità che venga adottato sono nulle nel breve, medio e lungo termine (tra l’altro richiederebbe una profonda revisione dell’impianto costituzionale, non solo della legge elettorale) ma sub specie aeternitatis chissà.

E’ il sistema svizzero.

Cos’ha di particolare lo “Svizzerellum“ ? è sostanzialmente un sistema proporzionale, o per essere più esatti su base proporzionale viene eletto il Consiglio Nazionale (che ha 200 membri). Esiste poi il Consiglio degli Stati, con 46 componenti (due per cantone, sul modello del senato USA) eletti con leggi elettorali che ogni cantone stabilisce autonomamente.

Il Consiglio Nazionale e il Consiglio degli Stati, che congiuntamente formano l’Assemblea Federale, a loro volta eleggono su base proporzionale il Consiglio Federale.

E il Consiglio Federale è, nello stesso tempo, il governo e (collettivamente) il capo di Stato.

Il processo sopra descritto in pratica fa sì che i consiglieri federali, che sono sette in tutto, vengano allocati tra i partiti che alle elezioni politiche raggiungono all'incirca il 10% dei voti. Attualmente la composizione è due socialisti, due liberal-radicali, due UDC (di destra) e un PPD (cristiano-popolare).

La composizione può modificarsi, ovviamente, in seguito ai risultati delle consultazioni elettorali, ma tende a una notevole stabilità (il massimo che succede – ma non spesso - è che un partito acquisisca un consigliere e un altro ne perda uno).

E i consiglieri federali spesso restano in carica per lunghi periodi di tempo, anche vent’anni o più. Difficilmente uno di loro viene rimpiazzato, se non per scelta propria, per età o altro impedimento, o perché il suo partito perde il diritto a un consigliere.

I sette consiglieri federali si ripartiscono i vari ministeri e agiscono, a tutti gli effetti pratici, come un governo di coalizione. Dove però la coalizione è un fatto insito del sistema, non la conseguenza di accordi che includono alcuni partiti e ne estromettono altri.

La coalizione è quindi costituita da partiti che rappresentano una larghissima maggioranza dell’elettorato, e ancor più dei parlamentari. I quattro attualmente rappresentati nel Consiglio Federale hanno complessivamente conseguito il 76% dei voti alle ultime elezioni politiche (nel 2015) e detengono 168 seggi su 200 nel Consiglio Nazionale, e 43 su 46 nel Consiglio degli Stati.

Tutto questo va confrontato con la situazione di parecchi altri paesi, dove un partito o una coalizione governa magari con il 30-35% dei voti e il 51-55% dei seggi in parlamento.

A turno, ogni anno, uno dei consiglieri assume la funzione di Presidente della Confederazione Elvetica, ma questo non lo rende l’equivalente di un primo ministro né tantomeno del capo di una repubblica presidenziale. Continua a svolgere le stesse funzioni di prima, e il suo ruolo di Presidente ha natura prevalentemente cerimoniale.

Le decisioni di governo, di conseguenza, devono essere concordate tra tutti i consiglieri federali, e coinvolgono quindi tutti i partiti dotati di un peso elettorale sufficiente ad eleggere un consigliere (quattro in tutto, come si è visto).

E’ il sistema ideale per evitare personalismi, nonché la tendenza di molti paesi (e italiana in particolare…) a sviluppare processi decisionali “contro” le parti politiche avverse, invece che nell’interesse della nazione.

Qualcuno dirà che funziona perché “sono svizzeri”. A mio parere invece sarebbe ancora più necessario in nazioni che tendono alla frammentazione, all’individualismo e alla “drammatizzazione” del processo politico-decisionale. Che sono, a mio modesto avviso, una caratteristica negativa dell’Italia.

Siamo entrati nell’euro e nel sistema di linee-guida economiche impostate dalla UE pensando che all’economia italiana servisse un “vincolo esterno” per frenare le tendenze all’inflazione e all’eccesso di spesa pubblica. Non era vero, ed è stato un disastro.

L’Italia non ha bisogno che nessuno da fuori le “insegni” a gestire la sua economia. Al contrario.

Casomai ha bisogno di uno stimolo a pensare più in termini di interesse collettivo, e meno individuale. Nel bene e nel male, non diventeremo svizzeri. Ma adottare il loro sistema politico aiuterebbe moltissimo.


5 commenti:

  1. Grande articolo Marco. Grandissimo, con mio figlio dissertiamo a lungo sulla bontà del modello Svizzero per governare stati con democrazia matura. E' sicuramente il modello migliore. Aggiungo che a completamento vi è lo strumento del referendum sia confermativo che propositivo, con cui i cittadini in modo diretto decidono su questioni importanti o su questioni dove i partiti di governo non trovano accordo.

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    1. Sono favorevole anche al maggiore utilizzo di strumenti di democrazia diretta. Comunque ammiro soprattutto l'obbligo, implicito nel sistema, di formare coalizioni molto ampie, collegialmente responsabili delle decisioni di governo. Tra l'altro questi meccanismi di gestione "direttoriale" in Svizzera sono tipici anche per banche, assicurazioni e grandi società in genere.

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  4. Condivido assolutamente il punto di vista: basta parlare di inciuci ma di collegialità delle decisioni.
    Consiglio vivamente un agile libro scritto da un amico italiano emigrato in Svizzera: Leonello Zaquini "La democrazia diretta vista da vicino".

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