venerdì 7 luglio 2017

Per migliorare ulteriormente l’accettazione dei CCF

Un suggerimento di Giovanni Albin merita senz’altro di essere approfondito.

Il progetto CCF / Moneta Fiscale prevede (tra le altre cose) che una parte delle assegnazioni di CCF vada alle imprese, in funzione dei costi di lavoro da esse sostenuti.

In pratica, se un dipendente costa mensilmente 2.500 euro (come totale di retribuzione netta, contributi sociali e imposte pagate dall’azienda per conto del dipendente – via trattenuta alla fonte), non appena il progetto parte l’azienda riceve, per esempio, CCF per un valore facciale poniamo di 150 (sempre ogni mese).

In questo modo il costo del lavoro totale dell’azienda diminuisce (senza nessuna penalizzazione per il dipendente, che anzi è anche lui destinatario di assegnazioni di CCF, e quindi migliora il suo reddito effettivo).

Questo migliora immediatamente la competitività delle aziende italiane e impedisce che il maggior potere d’acquisto messo in circolazione via CCF / MF incrementi le importazioni nette e peggiori, quindi, i saldi commerciali esteri. Ci saranno, infatti, più importazioni, ma anche maggior export e anche un effetto di sostituzione di parte dell’import con produzioni domestiche.

Ora, per dare ancora più fiducia e tranquillità sul fatto che i CCF / MF vengano accettati come “equivalenti monetari”, è possibile prevedere che le aziende, nel momento in cui ricevono CCF, assumano anche l’impegno di accettarli in parziale pagamento di quanto loro dovuto.

A titolo di esempio, un’azienda fattura 100 milioni all’anno. Sostiene costi di lavoro lordi annui per 25 milioni di euro. Riceve CCF per un valore facciale di 1,5 milioni (sempre ogni anno).

Il provvedimento legislativo che introdurrà i CCF potrà prevedere, per le aziende a cui vengono assegnati, l’obbligo di accettare CCF in parziale pagamento di quanto a esse dovuto per la vendita dei propri beni o servizi.

Per esempio, fino a un massimo dell’1% di ogni pagamento (ad aziende assegnatarie di CCF) potrà essere effettuato in CCF: quindi un pagamento di 10.000 euro potrà essere saldato con 9.900 euro e 100 CCF.

L’azienda saprà a questo punto che i CCF ricevuti hanno non una ma due forme di utilizzo certo e garantito: gli sconti fiscali futuri ma anche l’impiego per saldare pagamenti nei confronti di altre aziende (i suoi fornitori italiani).

I parametri effettivi richiedono una riflessione per quanto attiene in particolare alla quota massima di pagamenti effettuabili in CCF. Il punto, comunque, è che un semplice accorgimento di questo genere rende ancora più certa l’accettazione dei CCF, e – forse ancora più importante – agevola e velocizza la circolazione dei CCF come strumento di pagamento “euro-equivalente” all’interno del sistema economico.


15 commenti:

  1. Se il valore di mercato dei CCF rimane abbastanza vicino al valore nominale la loro diffusione non dovrebbe essere un problema.
    Se invece il valore di mercato cala troppo a causa ad esempio di qualche rischio politico allora è probabile che il cittadino comune che non ha intenzione di utilizzarli come risparmio e/o investimento tenterà di sbarazzarsene il più velocemente possibile

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    1. Io sono del tutto convinto che l'accettazione sarà rapida e massiccia, ma avere un canale di utilizzo e diffusione in più non guasta e previene a monte parecchi dei dubbi che ancora si manifestano in merito al progetto.

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  2. E invece prevedere un leggero sconto sull'iva per chi utilizza i CCF come mezzo di pagamento sarebbe possibile?

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    1. Anche. È simile a un'altra idea di cui si era parlato nel nostro gruppo di lavoro. Da sviluppare e tenere a disposizione, anche questa.

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  3. Visto che si parla di “technicalities” (e questa proposta e’ molto interessante perche’ a mio parere occorre incentivare al massimo l’uso della nuova moneta sul mercato interno) mi permetto un commento. Uno degli aspetti della moneta CCF che mi lascia perplesso e’ la parita’ con l’Euro garantita dallo Stato. A parte il piccolo effetto di sconto dovuto al fatto di poter pagare le imposte solo dopo (per es.) due anni dall’emissione dei CCF, di fatto il poter pagare le imposte in Euro o in CCF e’ equivalente ad un peg della moneta CCF all’Euro. Questo non mi piace affatto perche’ in sostanza ci ritroviamo con un’altra moneta a parita’ fissa con l’Euro; e la fonte di gran parte dei nostri mali e’ proprio il cambio fisso.
    Un’idea per spezzare la parita’ con l’Euro sarebbe richiedere obbligatoriamente il pagamento di accise su carburanti, alcolici e tabacchi esclusivamente con CCF. L’ammontare di queste imposte e’ una funzione della quantita’ del sottostante e non del valore (come sono invece per es. le imposte sui redditi o l’IVA). Di conseguenza non vi sarebbe alcuna automatica parita’ tra Euro e CCF in questo caso. Certo e’ che l’ammontare delle accise non e’ enorme, ma nemmeno cosi’ irrilevante. Credo che le sole accise sui vari prodotti energetici producano 25 miliardi di gettito all’anno. A cui aggiungere tabacchi, alcolici, e altre imposte non collegate al valore di un bene o servizio o reddito. Non ho ancora riflettuto bene su cosa accadrebbe al sistema dei prezzi nel momento in cui venisse meno la parita’ Euro-CCF, penso sarebbe utile rifletterci. Grazie

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    1. Da riflettere, anche su questo. Non è però che di conseguenza si crea un sistema di doppi prezzi (x se paghi in euro, y se paghi in CCF) ? Mi sembra una scomodità, non ingestibile ma che preferirei evitare.

      Quanto al cambio fisso, l'erogazione dei CCF anche alle aziende a riduzione del cuneo fiscale è a tutti gli effetti un riallineamento del cambio reale.

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  4. A mio parere a doppia moneta deve per forza corrispondere un doppio sistema di prezzi. La mia speranza sarebbe di vedere la moneta CCF diventare talmente radicata da soppiantare il cancro dell'euro in ultima istanza. Ma per ottenere questo risultato non vedo altra strada che i doppi prezzi e un tasso di cambio nominale fluttuante. La difficoltà pratica del doppio prezzo oggi è davvero di poco conto considerato per esempio che abbiamo tutti il nostro bel telefonino in tasca.

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    1. Non necessariamente devono corrispondere doppi prezzi, dato che esiste l'aggancio di valore prodotto dall'utilizzo fiscale in rapporto 1:1 con l'euro. I CCF che diventano LA moneta nazionale in sostituzione dell'euro invece è una possibilità... vedi post 8.4.2014.

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  5. È naturale che se lo Stato garantisce la parità non vi è alcun bisogno di doppi prezzi. Ma io non sono convinto dell'efficacia di una moneta ancorata 1:1 all'euro. Ripeto, il tasso di cambio fisso è la causa del disastro, insieme alla cessione del potere di creare la moneta alla BCE. La nuova moneta dovrebbe superare entrambi questi problemi. Perciò sarebbe necessario non garantire la parità con l'euro e la logica conseguenza di ciò sarebbe un sistema di doppi prezzi, almeno fino a quando l'euro non venisse definitivamente soppiantato dalla nuova moneta.

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    1. Il problema della (mancata) variabilità del cambio reale non lo risolviamo facendo oscillare i CCF rispetto all'euro, perché la maggior parte dei costi di lavoro continuano a essere sostenuti in euro. La leva d'azione è invece l'intervento sul cuneo fiscale - vedi post del 15.9.2013 - ed è un meccanismo sostenibile anche nel lungo termine - vedi post del 14.2.2013.

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    2. Si possono congeniare meccanismi in base ai quali il costo del lavoro venga progressivamente sempre più sostenuto in nuova moneta. Ad esempio, e seguendo la medesima logica proposta in questo post, il lavoratore che riceva un'assegnazione di CCF deve accettare di essere retribuito in CCF per una porzione del suo compenso. Tale porzione può essere progressivamente aumentata nel tempo via via che la quantità e la circolazione della nuova moneta nell'economia aumentano, fino, in ultima istanza, ad estromettere del tutto l'euro.

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    3. Oppure può accadere che gradualmente nuovi contratti di lavoro (o di qualsiasi altro genere) vengano direttamente stipulati in CCF e non più in euro.

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    4. Ma i CCF non mi sembrano ancorati 1:1 all'euro. Lo saranno alla scadenza. Cioé il loro valore nominale é ancorato 1:1 all'euro ma il loro valore attuale, e di scambio, no! Il CCF é soggetto a fluttuzioni di cambio che dipendono dalla scadenza e, se si vuole, dal rischio paese, ma nulla mi impone di accettare pagamenti in ccf al loro valore nominale. O No?

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    5. Certo, nessuno glielo impone, ma via via che la scadenza si avvicina, il rapporto tenderà sempre più ad avvicinarsi alla parità. E dato che non c'è rischio di default (lo Stato è sempre in grado di onorare l'impegno di accettazione per ridurre tasse), che la scadenza è sufficientemente breve (due anni), e che l'ammontare di CCF che diventano utilizzabili come sconti fiscali ogni anno è solo una frazione degli incassi pubblici lordi, è prevedibile che (1) lo sconto sia modesto (2) il valore del CCF fluttui poco e comunque (3) il trend di gran lunga predominante sia verso l'azzeramento (o quasi) dello sconto via via che passa il tempo.

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    6. PS questo è ciò che intendo per "ancoraggio": non significa parità perfetta garantita, ma sconto modesto, poche fluttazioni e tendenza verso l'1:1 a scadenza.

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