lunedì 9 settembre 2013

Certificati di Credito Fiscale (CCF): domande e risposte


D. Che cosa propone il progetto CCF per l’Italia ?
R. Di emettere 200 miliardi annui di titoli di Stato – i CCF appunto – aventi natura monetaria e non di debito.
 
D. Che cosa significa “natura monetaria” ?
R. Che lo Stato italiano non si impegnerà a rimborsare questi titoli, bensì ad accettarli, a partire da due anni dopo la loro emissione, a fronte del pagamento di tasse, imposte, contributi previdenziali e sanitari, multe eccetera: qualsiasi obbligazione finanziaria nei confronti della pubblica amministrazione italiana potrà essere estinta utilizzando indifferentemente CCF o euro.
 
D. Un CCF è quindi una forma di moneta nazionale ?
R. Può essere definita moneta italiana con utilizzo differito.
 
D. Perché l’utilizzo è differito di due anni ?
R. Perché, nel momento dell’utilizzo, i CCF a parità di condizioni riducono gli euro incassati dallo Stato italiano. Il differimento dà all’economia italiana il tempo di ottenere un significativo recupero di PIL, e quindi anche di entrate fiscali, compensando così l’effetto dell’utilizzo dei CCF quando giungeranno a maturazione.
 
D. A chi verranno assegnati i CCF ?
R. Il progetto attuale prevede tre destinazioni principali. Le aziende private, i lavoratori e lo Stato stesso.
 
D. Per quali dimensioni ?
R. Su 200 miliardi totali, all’incirca 80 alle aziende private, 70 ai lavoratori e 50 allo Stato.
 
D. Con quali finalità per le aziende private ?
R. Le aziende private riceveranno CCF commisurati ai costi di lavoro da esse sostenuti. E’ previsto un meccanismo a scaglioni, con maggiore incidenza percentuale sui costi pagati a lavoratori con redditi meno elevati. Per ogni 100 euro pagati in retribuzioni, imposte e contributi, l’azienda riceverà 20 euro in CCF. Per i redditi più alti, la percentuale scenderà considerevolmente.
 
D. E per i lavoratori ?
R. Analogo meccanismo, sempre a scaglioni: il lavoratore percepirà, in aggiunta a una retribuzione netta di 100 euro, 20 euro in CCF – con percentuale in discesa per i redditi alti.
 
D. Quindi aziende e lavoratori riceveranno gratuitamente un considerevole importo di CCF, in pratica di moneta utilizzabile due anni dopo l’assegnazione originaria. Che cosa ne faranno ?
R. Chi non avrà esigenze finanziarie immediate, potrà mantenerli come forma di risparmio addizionale. Altrimenti potranno essere monetizzati in anticipo.
 
D. In che modo ?
R. Si svilupperà un attivo mercato finanziario, in quanto i CCF sono un ulteriore categoria di titoli di Stato. Ci saranno a regime 400 miliardi di CCF in circolazione (due anni di emissioni, dopo i quali le nuove assegnazioni sostituiranno quelle in scadenza).
 
D. La monetizzazione anticipata comporterà una penalizzazione ?
R. Comporterà uno sconto finanziario in quanto 100 euro di CCF equivalgono a una banconota da 100 euro che non posso utilizzare se non tra due anni. Ma il valore finale è certo, addirittura più di quello di un BOT a due anni destinato a essere rimborsato in euro.
 
D. Perché è più certo ?
R. Perché lo Stato potrebbe andare in default sui suoi impegni di pagamento di euro, mentre il CCF avrà sempre e comunque un valore.
 
D. Quindi lo sconto finanziario non sarà molto elevato ?
R. Lo determinerà il mercato, ma approssimativamente lo si può stimare in linea con un tasso BOT a due anni.
 
D. Ma chi sarà il compratore di questi CCF scambiati sul mercato ?
R. Il compratore finale sarà un soggetto che avrà esigenze di pagamento nei confronti dello Stato italiano, per tasse o altro, e li utilizzerà quindi alla scadenza.
 
D. Per quali motivo è prevista l’assegnazione di altri 50 miliardi, attribuiti direttamente allo Stato italiano medesimo ?
R. Potranno essere utilizzati per altre forme di sostegno della domanda, quindi di spesa: integrazione di reddito alle categorie disagiate, investimenti pubblici, spesa sociale, interventi di ricostruzione in aree colpite da calamità naturali eccetera.
 
D. Perché viene proposta un’emissione annua di 200 miliardi ?
R. Perché a causa del calo di PIL prodotto nel 2008 dalla crisi finanziaria mondiale, e ulteriormente, nel 2012-3 dalla crisi dell’euro, il PIL italiano è fortemente inferiore al suo potenziale.
 
D. In che misura ?
R. Se dal 2007 in poi si fosse avuta una crescita reale media dell’1,5% - tasso considerato già piuttosto modesto in condizioni normali – il PIL 2013 sarebbe più alto di 300 miliardi. Questo è l’output gap da colmare.
 
D. Le assegnazioni annue però sono 200, non 300 miliardi.
R. Perché un’immissione di domanda nell’economia avvia una catena di eventi – il percettore di maggior reddito a sua volta in parte lo spende, aumentando il reddito di altre aziende e/o individui, eccetera. Quindi l’effetto è più che proporzionale.
 
D. La composizione dell’intervento di 200 miliardi – 80 alle aziende private, 70 ai lavoratori, 50 in spesa pubblica – è arbitraria ?
R. La composizione esatta sarà il frutto di decisioni politiche. E’ però fondamentale l’ordine di grandezza destinato alle aziende.
 
D. Perché ?
R. Perché occorre riallineare il costo del lavoro per unità di prodotto italiano a quello dei membri più efficienti dell’eurozona, in particolare della Germania. 80 miliardi sono il 18% circa dei costi di lavoro delle aziende private italiane.
 
D. E questo riporta la competitività italiana a livelli tedeschi ?
R. Esattamente, in modo analogo (anche se con un altro meccanismo) a quanto farebbe la “spaccatura” dell’euro e il conseguente riallineamento valutario.
 
D. Quindi viene meno una fonte di squilibri ?
R. Esatto: se non viene migliorata la competitività italiana, buona parte del sostegno della domanda prodotto dai CCF va ad alimentare domanda di prodotti esteri e squilibra la bilancia commerciale.
 
D. Invece in questo modo…
R. …le aziende italiane diventeranno immediatamente più competitive ed esporteranno di più, e guadagneranno mercato interno nei confronti delle importazioni.
 
D. Non sarà un danno per la Germania ?
R. No, perché in aggiunta a quanto sopra, l’Italia otterrà anche una forte ripresa economica, il che aumenterà il suo import, compreso di prodotti nordeuropei.
 
D. Quindi rispetto a oggi…
R. Oggi i saldi commerciali italiani sono all’incirca in pareggio, ma a livelli depressi. Con la ripresa dell’economia, i due effetti si compenseranno – più import per la maggior domanda, maggior export netto per la maggior competitività – e la bilancia commerciale italiana rimarrà in equilibrio, ma a livelli decisamente più alti.
 
D. Il debito pubblico italiano rimarrà in euro ?
R. Via via che giunge a scadenza, è consigliabile rifinanziarlo con ulteriori emissioni di CCF “di finanziamento”, per fare in modo che lo stato italiano non sia più indebitato in una moneta di cui non controlla l’emissione. La crisi finanziaria del 2011 non sarebbe mai avvenuta se il debito pubblico italiano fosse stato espresso non in euro ma in una moneta sovrana.
 
D. Ma i CCF emessi – parliamo adesso dei 200 miliardi annui utilizzati per sostenere la domanda e ripristinare la competitività delle aziende italiane - non sono un incremento del debito pubblico ?
R. No, in quanto non sono affatto debito. Lo Stato italiano li accetterà in pagamento di imposte e altre obbligazioni finanziarie nei suoi confronti, ma non dovrà mai rimborsarli. Sono una forma di moneta nazionale.
 
D. Quale sarà la reazione di autorità europee, partner europei, mercati finanziari ?
R. Il progetto CCF è la via per rendere sostenibile il sistema monetario europeo, senza attuare una “transfer union” (che la Germania non accetta) ed elimina definitivamente il rischio di una deflagrazione dell’eurozona. Inoltre, non si richiede alcun contributo finanziario alla Germania, e non si convertono le attività finanziarie italiane (depositi bancari, titoli di Stato) in una moneta destinata a svalutarsi.
 
D. I trattati vanno riformulati ?
R. Nella forma attuale, sono ineseguibili. D’altra parte sono stati concepiti su istanza dei paesi dell’ex area marco, che temono di doversi far carico dei debiti di uno o più paesi del sud. Il progetto CCF produce una forte ripresa economica dei paesi che lo adottano, quindi elimina questo rischio.
 
D. Per esempio, quindi, va abolito il fiscal compact ?
R. Il fiscal compact impone un percorso accelerato di riduzione del rapporto debito pubblico / PIL. Per l’Italia, in particolare, si tratta di obiettivi totalmente irrealistici. Richiederebbero manovre fiscali pesantissime che abbatterebbero ulteriormente il PIL, e tra l’altro impedirebbero di conseguire la riduzione del rapporto debito / PIL.
 
D. Quindi, abolirlo ?
R. O chiarire in maniera inequivocabile che i CCF non sono debito (che è la verità). Questo rende gli obiettivi di riduzione del rapporto debito pubblico / PIL raggiungibili se, via via che il debito in euro scade, viene sostituito da “CCF di finanziamento”. Qui gli interessi collimano: il debito pubblico italiano espresso in euro, che la Germania teme, un giorno, di doversi sobbarcare a seguito di un default italiano, scende rapidamente e viene sostituito da emissioni di moneta nazionale italiana (non soggetta a default). Situazione enormemente più tranquilla sia per la Germania che per l’Italia.
 
D. L’emissione di CCF non produrrà inflazione ?
R. L’emissione di CCF (parliamo adesso dei 200 miliardi annui gratuiti, non dei “CCF di finanziamento”) produce un forte recupero della domanda e del PIL, ma questo non è inflazionistico perché in Italia c’è una fortissima quota di disoccupazione, quindi di capacità produttiva inutilizzata. Naturalmente l’ammontare emesso non può crescere oltre i livelli che consentono il ripristino della piena occupazione: a quel punto sarebbe, sì, inflazionistico.
 
D. Perché preferire il progetto CCF alla “spaccatura” dell’euro ?
R. Perché è una riforma che può essere tranquillamente discussa e analizzata alla luce del sole e non una “deflagrazione” da attuare di sorpresa, in tempi rapidissimi, con rischi di panico bancario e sui mercati finanziari. Perché non costringe la Germania a lavorare, d’improvviso, con una moneta rivalutata. Perché non c’è svalutazione dei crediti stranieri verso l’Italia. Perché non ci sono effetti redistributivi su aziende e banche, e contenziosi in quanto non è esattamente chiaro quali crediti e debiti si convertono in “Euro Nord” o “Nuovi Marchi”, e quali in “Euro Sud” o “Nuove Lire”. Perché il cittadino italiano non si vede trasformare i suoi risparmi, d’improvviso, in un oggetto diverso, di cui è chiaro solo che varrà di meno.
 
D. Il progetto CCF è applicabile ad altri paesi ?
R. Certamente: tutti i paesi dell’eurozona che hanno oggi difficoltà, o comunque livelli di competitività inferiori a quelli tedeschi, possono introdurli (anzi è raccomandabile che lo facciano). Ciò nella misura, caso per caso, opportuna per ripristinare competitività e piena occupazione.
 
D. I CCF diventeranno a un certo punto una vera e propria moneta nazionale ?
R. Il progetto CCF funziona anche a prescindere che i CCF vengano utilizzati per transazioni correnti. Tuttavia è probabile che l’utilizzo quotidiano prenda piede e si incrementi. Anche senza emetterli sotto forma di monete e banconote (cosa che è vietata dal trattato di Maastricht) ma usandoli per pagamenti elettronici (ad esempio via carta di credito) e naturalmente come sottostante nella definizione di contratti di lavoro, affitto, compravendita, eccetera. A questo punto si può immaginare che il CCF diventi a tutti gli effetti la moneta nazionale, riservando all’euro impieghi limitati (unità di conto, impiego per particolari transazioni finanziarie eccetera).

61 commenti:

  1. volevo porle un domanda un po' fuori argomanto scusandomi fin da ora se è troppa stupida. Nel caso di un ritorno alla lira i titoli di stato in mano ad investitori esteri non potrebbero esser rimborsati con euro che l'Italia dovrebbe rinominare in lire ? esempio: se sul mio conto corrente ho 10.000 euro, lo stato mi accredita 10.000 lire e i 10.000 euro servirebbero per liquidare i titoli di stato nominati in euro.
    caterina a.

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    1. In pratica si tratterebbe di una patrimoniale sui conti correnti detenuti da residenti italiani. Sostituisco gli euro con lire (che varranno qualcosa tipo il 20% in meno) e uso gli euro per rimborsare gli investitori esteri. Si può fare, ma non è proprio entusiasmante... se vogliamo tornare alla lira e siamo costretti, o riteniamo di non poter fare a meno di, tener indenni gli investitori esteri, meglio lasciare in euro il debito pubblico che loro possiedono. Non è comunque lo scenario che ritengo preferibile, com'è chiaro analizzando la mia proposta.

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  2. scusa ma gli alamanni gia considerano nefasta una unione bancaria e fiscale credi che sarebberi disposti a una emissione di ccf senza sottostanete (come ipotizzato da savona ) che ripoti l'italia in competitività quando sono già lì a leccarsi i baffi per le prossime privatizzazioni ??? ma soprettutto credi che questa classe politica potrà anche solo minimamente pensarci ??

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    1. Appunto perché NON vogliono l'unione bancaria né quella fiscale, ma non possono neanche permettersi la deflagrazione disordinata dell'euro, a mio modesto avviso devono prendere in considerazione questa alternativa... interessi dietro le possibili privatizzazioni sicuramente ci sono, ma non (o non principalmente) la Germania. La cosa importante per loro è la tranquillità sul rientro dei loro crediti.

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  3. grazie per la risposta, sono d'accordo con la sua proposta da un punto di vista economico ma non da quello politico. Mario Monti ha più volte ribadito che la crisi serve per fare passi avanti verso gli stati uniti d'europa, attenuare gli effetti della crisi (con i CCF) compromette il loro obbiettivo, l'euro serve ad un obbiettivo politico non economico,
    caterina a.

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    1. Questa è l'opinione di Monti e dei burocrati di Bruxelles, riecheggiata in Italia da Napolitano e Letta. Non è quella della maggior parte dell'opinione pubblica dei vari paesi. Conta poco, dirà lei. Forse: ma in aggiunta sono proprio i tedeschi che non vogliono andare verso la centralizzazione (sempre a mio modesto parere). Tanto è vero che in Germania c'è un partito euroscettico, AfD (vedi post 7.9.2013) che propone lo "smontaggio controllato" dell'eurozona. Ragionare con i tedeschi potrebbe essere meno difficile di quanto si pensi, a una condizione: non chiedere loro soldi e preservare i loro crediti.

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    2. In effetti dott.Cattaneo ho lettoil messaggiodi Napolitano al Forum Ambrosetti di Cernobbio e francamente, considerata la situazione di molti Stati Europei, mi è sembrato un pò "surreale"....

      Vorrei inoltre aggiungere lo studiodiffuso sabato scorso dalla Cgia di Mestre relativo alla pressione fiscale nel 2013.

      Se è possibile dott.Cattaneo faccia un link dei suoi post vecchi(vedi post 7.9.2013)x velocizzare la lettura.Grazie

      giovanni

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    3. Il motivo per cui non linko è che non so come si fa ! (nell'ambito dei commenti intendo...) riesce a darmi una consulenza informatica ? (sul piano softwaristico sono paleolitico...) grazie MC

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    4. Ecco la spiegazione:
      http://www.tisemplificolavita.com/2013/04/come-inserire-un-link-nei-commenti-di.html

      giovanni

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    5. Grazie ! provo subito con il post che segnalavo sopra a Caterina

      Questo parla di AfD

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  4. Ottimi contributi come sempre.
    Quando potremmo averla su Twitter che è ottimo veicolo di diffusione? Cordialità.

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    1. Ha ragione, mi devo decidere a farlo... mi ha trattenuto solo il timore che diventi troppo dispersivo. OK provvedo entro una settimana al massimo, stavolta è un impegno !

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  5. ok, quando lo fa s'attacchi così la vedo. cordialità

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  6. La proposta di CCF presenta (almeno nella versione di finanziamento; non commento quella di sostegno monetario "parallelo" della domanda mi sembra abbia evidenti difficoltà ad essere solo proposta nel contesto di un Tesoro di uno Stato a elevato debito che deve rifinanziarsi continuamente sui mercati finanziari e non ha autonomia di emissione e rischia di dover pagare i nuovi prestiti a tassi molto elevato) analogie con la soluzione alla crisi debitoria dei Paesi dell’Euro, proposta da esponenti della MMT (cfr. Mosler- Pilkington, 2012). Sembra essere, a prima vista, la strada ideale senza ricorrere a una dolorosa fuoruscita dalla moneta unica e senza avere la volontà d’isolamento sui mercati finanziari internazionali o di ricorso a dolorose ricette di recessione interna, tramite l’emissione di “titoli di Stato garantiti dalle imposte” (buoni poliennali del tesoro a valenza fiscale). Tali titoli sarebbero simili a quelli attualmente emessi, tranne per una clausola che stabilisce che se il paese non riuscisse a effettuare i versamenti alla scadenza - e solo in questa particolare fattispecie – i titoli garantiti dalle imposte sarebbero accettabili per effettuare i pagamenti delle tasse all'interno del paese in questione. Avrebbero, in teoria, la garanzia di poter essere utilizzati, al loro valore nominale, per il pagamento di imposte future nel Paese che li emette: tale garanzia appare inadeguata ad affrontare crisi di liquidità, a loro volta provocate dalla percezione dei mercati di insostenibilità delle entrate fiscali per far fronte alle spese pubbliche e al rimborso del debito.
    Nel caso specifico sembra che lo Stato, avendo difficoltà di finanziarsi, crei dei nuovi titoli "privilegiati" rispetto ai precedenti. Nei limiti in cui i potenziali sottoscrittori fossero disposti ad apprezzare il "privilegio" lo Stato riuscirebbe a collocare i nuovi titoli a tassi inferiori a quelli ai quali avrebbe emesso i titoli tradizionali: in tal modo lo Stato otterrebbe uno sgravio degli oneri per interessi, gravando, per altro, indirettamente il costo di questo sgravio sui possessori di titoli tradizionali che vedrebbero ridursi i corsi dei valori mobiliari posseduti. Di fronte ad uno Stato ridotto a dover dare un "privilegio" quale quello ipotizzato (uso privilegiato dei titoli in caso di sostanziale default dello Stato), la credibilità dello Stato stesso sarebbe così compromessa da lasciare poco spazio per l'apprezzamento del privilegio.
    In linea generale, come evidenzia Frankel, 1999, nel noto teorema della trinità impossibile, originariamente proposto da Mundell, un paese non può realizzare contemporaneamente piena integrazione finanziaria, stabilità del tasso di cambio e completa autonomia monetaria. Dei tre obiettivi sopra enunciati ogni paese ne può raggiungere due, mentre ne deve sacrificare uno.
    Spero che il pensiero espresso sia chiaro. Cordiali saluti.

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    1. La proposta Mosler-Pilkington ha delle chiare analogie con il progetto CCF e anzi, unitamente ai MEFO bills di Hjalmar Schacht, ne è stata una fonte di ispirazione. I CCF tuttavia permettono di effettuare una forte azione di sostegno della domanda, mentre i M-P bonds hanno un obiettivo più limitato (ridurre i costi di finanziamento dei paesi emittenti).
      Se mi permette, dissento però dalla valutazione che "il sostegno monetario "parallelo" della domanda abbia evidenti difficoltà ad essere solo proposta nel contesto di un Tesoro di uno Stato a elevato debito che deve rifinanziarsi continuamente sui mercati finanziari e non ha autonomia di emissione e rischia di dover pagare i nuovi prestiti a tassi molto elevato". La ripresa economica prodotta dai CCF tramite la loro azione di sostegno della domanda migliore fortemente l'equilibrio di cassa della pubblica amministrazione e velocizza il ritmo di abbassamento del rapporto debito pubblico / PIL: mi sembra quindi lecito aspettarsi un effetto - al contrario - positivo sulle condizioni di rifinanziamento del debito.

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    2. Partiamo dalle condizioni di uno Stato che non ha il potere di emissione monetaria (vedasi Paese Eurozona) e che ha esigenze di rifinanziare il debito e può farlo praticamente solo ricorrendo al mercato. Non pensa che, se domani, questo ipotetico Stato dedicesse di emettere CCF ossia comunque una moneta-debito (seppur senza essere un prestito con esborso di interessi, in quanto l'importo dovrebbe essere contabilizzato come debito pubblico del paese perchè comunque si priva di future entrate), i mercati finanziari, alla successiva emissione, chiederebbero un premio al rischio considerevole? E la BCE continuerebbe nella sua forma velata di assorbimento dei titoli di Stato di quel Paese tramite il rifinanziamento delle banche? E l'Unione Europea, intesa come è attualmente, ossia un complesso di interessi rivolto a proteggere i creditori dei paesi periferici, rimarrebbe fiduciosa ad aspettare i positivi attesi risultati sulla domanda effettiva e sul PIL della nazione che li ha adottati?
      Ho paura che non sia così e purtroppo avere la controprova potrebbe essere pericoloso per gli equilibiri macroeconomici. Mi piacerebbe sbagliarmi. Un saluto.

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    3. ad anonimo 22.10.13 h. 16.45: Mi scusi ma l'emissione di CCF non fa aumentare il debito pubblico alla data di emissione. Ridurrebbe solo le entrate alla data di scadenza (e in tale data potrebbero essere sostituiti i CCF con altri con scadenza a 2 anni). Inoltre la finalità non sarebbe di ridurre il debito pubblico, ma di aumentare il PIL sottoforma di "moneta nazionale" che rimetterebbe in contatto domanda interna e "offerta interna".
      I possessori di titoli del debito pubblico dovrebbero essere contenti perché se si risolleva l'economia del Paese, si allontanano i rischi di default (con salvezza di titoli del medesimo Stato nel loro portafoglio). Il sistema della moneta a debito non può funzionare; ad un certo punto crolla. E' semplice matematica. Qulacuno pensa che davvero potrebbero essere restituiti tutti i debiti pubblici? la quantità di moneta necessaria per farlo nemmeno esiste.

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    4. Mi scuso per la mancata risposta al commentatore che ha scritto il 22.10, mi era sfuggita la sua ultima "entry". Nel frattempo, ha provveduto un altro lettore (qui sopra.)
      Aggiungo solo che tutti gli interventi di espansione monetaria e di stimolo della domanda, dagli anni Trenta a oggi, effettuati in situazione di depressione economica, non hanno MAI avuto effetti negativi né sull'inflazione né sui tassi d'interesse. Hanno invece prodotto forti benefici su domanda, PIL e occupazione A CONDIZIONE di essere DIRETTAMENTE RIVOLTI all'economia reale e non ai mercati finanziari. La proposta CCF prende le mosse da queste considerazioni: e dalla constatazione dei danni enormi provocati dalle politiche che sono state intraprese prendendo le mosse dalla loro negazione...

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  7. Pur condividendo lo spirio della proposta CCF, riterrei percorribile un'altra strada che è diversa dall'uscita dall'euro e che potrebbe essere accettata anche dai Paesi forti dell'euro. Tale strada è orientata vero l'emissione di monete parallele regionali (accettabili fiduciariamente come i buoni pasto), fruibili come buoni lavoro garantiti fidejussoriamente dal risparmio postale. Tali buoni utilizzabili per acquisto di beni e servizi locali avrebbero una scadenza di utlizzo e non generebbero controindicazioni. Gli stessi buoni sarebbero la contropartita per le ore di lavoro per progetti di rilevante valore per migliorare la competitività di imprese e per ridurre i costi di vita delle famiglie (risparmio energetico, salvaguardia ecologica, innovazione prodotti, ricerca etc.). Per un approfondimento rimando al lavoro di Christian Gelleri and Thomas Mayer, February 2012 dal titolo "Express Money: Avoiding the Eurozone Breakup, reperibile con una semplice ricerca con Google.

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    1. Grazie del link. Mi pare una proposta omogenea nella concezione. Ho il dubbio che sia difficile attivarla nelle dimensioni richieste ma... leggo, e poi ne parliamo !

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  8. Comunque una domanda che farei è: chi mi garantisce che chi ha l'esigenza di acquistare i CCF sul mercato dispone della liquidità necessaria a riavviare l'economia?

    In questo caso credo che la risposta può essere che i mercati finanziari potrebbero essere interessati perché a quel punto non potrebbero più influenzare le aste dei titoli di Stato, ma è tutto da vedere, anche perché non avrebbero interesse a sconti fiscali.

    Si ingenererebbe un mercato di titoli di tipo B?

    Ha pensato all'architettura in grado di reggere il discorso?

    Quanta autonomia avrebbero i CCF, ovvero per quanti anni possono o devono esistere per centrare l'obbiettivo?

    Costantino Rover
    http://www.youtube.com/channel/UCNeJAsLvUOveOHoY5QhrrMQ

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    1. Chi ha l'esigenza di acquistare i CCF è chi deve di effettuare pagamenti verso la pubblica amministrazione italiana: che ammontano a circa 750 miliardi annui, contro 200 miliardi di CCF che diventano ogni anno (a partire da due anni dopo l'emissione originaria) utilizzabili.
      Quindi questo soggetti per definizione esistono e alla scadenza li acquisteranno (se già non li detengono) a condizione di un minimo discount rispetto al valore facciale: è un vantaggio economico senza nessun rischio.
      Prima della scadenza dei due anni, ci saranno sicuramente investitori disposti a comprarli dagli assegnatari che preferiscano, o abbiano la necessità, di smobilizzarli in anticipo, appunto perché si tratta di un investimento in un titolo senza rischio. Mentre i titoli di Stato tradizionali HANNO (in regime euro) un rischio di default.
      Se per obiettivo intendiamo la piena uscita dell'economia italiana dalla crisi, ritengo che un paio d'anni siano una stima sensata - fermo restando che il recupero inizierà subito.
      "Per quanti anni possano o debbano esistere": in realtà esisteranno per un tempo indefinito, perché o l'euro sopravvive - e i CCF vengono adottati in continuo da singole nazioni per impostare la loro politica fiscale e monetaria, gestire il ciclo economico e perequare la competitività tra i vari paesi; o, come si diceva nell'ultima risposta, da un certo punto in poi i CCF diventano a tutti gli effetti la moneta nazionale, riservando all’euro impieghi limitati (es. impiego per particolari transazioni finanziarie).

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  9. Una cosa non mi convince. Se non ho capito male. I CCF avranno solo forma elettronica? Nessuna controparta cartacea?

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    1. Se vogliamo essere strettamente aderenti al Trattato di Maastricht (art. 105) è vietata l'emissione di banconote e monete metalliche se non da parte della BCE (o su sua autorizzazione).
      Si potrebbe comunque pensare a titoli cartacei al portatore rappresentativi del credito fiscale.
      L'eventualità che la circolazione sia solo elettronica / informatica peraltro non toglie nulla all'efficacia del progetto. Anche se capisco che la circolazione cartacea potrebbe essere importante per il pubblico, sul piano diciamo "simbolico" e "psicologico".

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  10. CHI se li compra questi CCF se

    1) sono utilizzabili solo per pagarci le tasse (di certo non gli investitori stranieri) e 2) lo Stato di fatto non li garantisce (non si obbliga a rimborsarli)???

    e soprattutto, come fa a affermare che il debito pubblico non aumenterebbe?

    se lo Stato, al posto di incassare imposte per 400 miliardi di euro, incassa questi CCF ha un MANCATO introito di 400 miliardi di euro, pari ad un aumento del debito pubblico del 20% (non so se rendo l idea...).

    o sbaglio?

    se invece è convinto della sua teoria, facciamo cosi:

    lei mi presta 100mila euro (o di piu se vuole) per due anni e mi consegna un bel CCF fatto da lei con su scritto 100 mila euro, e dopo due anni al posto di ridarle i 100 mila euro le do il suo CCF.

    accetta? : )

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    1. Facciamo invece così.
      Lei riceve 10.000 CCF e sa che potrà utilizzarli tra due anni dopo per effettuare qualsiasi tipo di pagamento nei confronti dello Stato. Praticamente una banconota da 10.000 euro, salvo che è utilizzabile non oggi ma tra due anni.
      Io vengo da lei e le propongo di darmeli in cambio di 1.000 euro. Ci sta ?
      Secondo me mi fa una pernacchia.
      Per 5.000 euro ? idem.
      Per 9.500 euro ? lei mi dirà "parliamone" e dopo un po' di tira e molla ci mettiamo d'accordo per 9.600.
      Non è d'accordo ? no problem, all'80% del facciale le compro TUTTI quelli che riceverà, mi impegno fin da adesso...
      Quanto alla sua domanda finale: se le presto 100.000 euro rivoglio 100.000 euro più magari il 3% di interesse annuo. Ma se mi rimborsa in CCF già maturati, quindi utilizzabili (perché sono passati i due anni) è esattamente uguale ! magari le chiedo il 4% invece del 3% ma secondo me non ci sta lei...
      Come faccio a dire che il debito non aumenta ? perché NON E' DEBITO. A parità di condizioni il debito IN EURO (l'unico realmente tale, perché i CCF non essendo da rimborsare non hanno rischio di insolvenza) aumenterà tra due anni (NON OGGI). Ma nel frattempo il PIL sarà cresciuto (più capacità d'acquisto, più domanda, più produzione) e l'utilizzo dei CCF sarà compensato dalle maggiori entrate fiscali.
      Detto altrimenti: l'unico debito che preoccupa, che è realmente tale, è quello per cui c'è rischio di insolvenza. Ma per eliminare il rischio di insolvenza occorre riportare l'economia a regime. E solo mettendo potere d'acquisto in mano all'economia reale è possibile realizzare questo obiettivo.

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  11. non so se nè accorto, ma Lei ha appena confutato la sua teoria:

    come volevo dimostrarle, per i 100mila euro che mi ha prestato lei non accetta i 100mila CCF ma rivuole i 100mila euro "veri" piu interessi. come del resto farebbe chiunque.

    a questo punto, si chieda il perche lei stesso non accetterebbe, poi capira perche allo Stato i CCF non convengono.

    l albero degli zecchini d oro purtroppo non esiste.

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    1. Niente affatto rilegga: "se le presto 100.000 euro rivoglio 100.000 euro più magari il 3% di interesse annuo. Ma se mi rimborsa in CCF già maturati, quindi utilizzabili (perché sono passati i due anni) è esattamente uguale ! magari le chiedo il 4% invece del 3% ma secondo me non ci sta lei..."
      Glielo dico in modo più sintetico: 100.000 euro o 100.000 CCF giù maturati (cioè per i quali sono decorsi due anni dall'emissione) sono ESATTAMENTE la stessa cosa.

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  12. Massimo Ponchia16 febbraio 2014 14:45

    Tutta la teoria sui CCF funziona a condizione che aumenti il PIL entro i due anni di scadenza di questi titoli. Così si conclude che, dato per scontato l'aumento di PIL, di fatto il debito che lo stato origina per il mancato incasso di tasse viene compensato dall'aumento del PIL stesso. In linea teorica la cosa ha una sua logica. Però come ben si sa la teoria è una cosa la realtà spesso è un'altra e nel caso dell'Italia spesso è un'altra peggiore. Infatti dato il clima politico, sociale ed economico assolutamente incerto in cui viviamo io non credo sia possibile pianificare una qualsiasi cosa a 2 anni, figuriamoci poi un aumento del PIL. L'unica cosa certa è che al momento dell'emissione lo stato si si impegna a pagare sotto forma di mancato introito di tasse il valore dei CCF. Poi ...chi ha a vita vedrà. Origina quindi un debito certo che FORSE controbilancerà con un aumento di PIL che forse si avrà. Qui si gioca d'azzardo, su ipotesi di futuri possibili incassi...è così che inizia la rovina. Bisogna dare certezze, cose sicuramente realizzabili alla gente per risolvere i problemi anche se queste certezze possono costare care. Le ipotesi anche se fatte in buona fede hanno fatto il loro tempo.

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    1. Yogi Berra, giocatore di baseball che è considerato il Trapattoni USA (per le sue uscite...) disse un giorno che "è molto difficile fare previsioni, specialmente riguardo al futuro..."
      Però quando si impostano politiche economiche fare previsioni è inevitabile. Allora il punto è: da che cosa sono supportate ?
      Il progetto CCF da esperienze storiche quali quella degli anni Trenta, dove tutti i paesi sono usciti dalla Grande Depressione nel momento in cui risorse finanziarie spendibili sono state immesse nell'economia reale.
      Purtroppo per arrivare a farlo nella misura piena necessaria è stato, quasi dappertutto, attendere la seconda guerra mondiale. Ma questa è stata la conseguenza di vincoli politici: non c'è bisogno di un'altra guerra.
      Quando la domanda è depressa, si produce meno delle capacità del sistema economico, ci sono persone e impianti inutilizzati, incrementare la domanda aumenta produzione, consumi e redditi e avvia un circolo virtuoso.
      Al contrario togliere risorse dalle tasche di cittadini e aziende deprime la domanda e collassa l'economia. La catastrofe economica e sociale dell'Eurozona è una prova fortissima, per motivi uguali e contrari, che le politiche di sostegno della domanda in periodi di depressione funzionano, e che l'"austerità espansiva" è una tragica fandonia.

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    2. Massimo Ponchia17 febbraio 2014 12:04

      Mi permetta di contradirla quando afferma "quando si impostano politiche economiche fare previsioni è inevitabile". Forse è più esatto dire che fare previsioni è opportuno, sicuramente non necessario e nemmeno inevitabile. Quello che è necessario e inevitabile è un serio, pragmatico e concreto piano di crescita che preveda un radicale cambiamento di rotta da quella attuale (almeno per l'Italia) e una successiva e immediata indicazione di cose da fare, verificando che, a man mano che passa il tempo, i risultati indicati nel programma si verifichino nei modi previsti. Quindi non manovre tampone come la creazione di CCF ma ad esempio, giusto perché dal passato c'è sempre qualcosa di buono da imparare (purtroppo non solo cose buone) con un nuovo Piano Marshall, ovviamente adeguato ai tempi. Per quanto riguarda poi la frase che "risorse finanziarie spendibili sono state immesse nell'economia reale" e che "per arrivare a farlo nella misura piena necessaria è stato, quasi dappertutto necessario attendere la seconda guerra mondiale" e che "questa sia stata la conseguenza di vincoli politici" è una frase che mi riservo di commentare in un momento successivo.

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    3. Attendo con piacere e interesse i suoi ulteriori commenti. Comunque 150 miliardi su 200 hanno già una precisa destinazione: abbattimento del carico fiscale per lavoratori e (sempre in proporzione ai costi di lavoro sostenuti) aziende. Chiaro che l'allocazione degli altri 50 va definita in un programma di dettaglio ben impostato, Ma mi creda, che l'immissione di risorse per far recuperare la domanda CI SIA, E IN MISURA SUFFICIENTE è più importante della loro allocazione. E non perché quest'ultima sia un dettaglio, naturalmente.

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  13. nessuna azienda lavorerebbe per lo stato sapendo che paga con ccf. lo stato si ritroverebbe quindi bloccato senza fornitori. affonderebbe lo stato. oppure affonderebbero i ccf. mi sa la seconda. ce la vedete confindustria contenta di accettare i ccf al posto di euro sonanti....riderebbero una settimana intera.

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    1. Sono titoli illimitatamente utilizzabili per pagare tasse o qualsiasi obbligazione finanziaria verso la pubblica amministrazione italiana, a partire da due anni dopo la loro emissione... con il 10% di sconto sul valore facciale andrebbero a ruba. Più probabile che nessuno li cederà a meno del 95% del facciale.

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  14. Dibattito interessante e istruttivo. Una cosa mi pare chiara: né il sig. Ponchia né l'anonimo 28-3-2014 hanno il minimo problema di liquidità. Nel frattempo il nostro sistema produttivo va indietro e siamo tutti più poveri. Di questo passo diventeremo un paese del terzo mondo. Che occorra far ripartire il mercato interno, mi sembra non possano esserci dubbi. Ma se non immettiamo moneta nel sistema, e la smettiamo di usare la tassazione come un bastone, in che altro modo ci si può riuscire?

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    1. Infatti: può sembrare banale ma non serve né più né meno di questo. Moneta non in quanto pezzi di carta o bit di computer, ma moneta in quanto domanda, che rimetta in moto le risorse umane e tecniche oggi assurdamente inutilizzate. Al resto penserà l'inventiva delle persone.

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  15. le scrivo una mail perchè le domande e i commenti che le vorrei fare sono lunghe e nel testo riprendo alcuni dei punti da lei citati per meglio comprendere a cosa le mie osservazioni si riferiscono. se poi lo crede interessante pubblichi le lo scambio delle ns. mail magari in un nuovo post. grazie mille per l'attenzione che vorrà darmi. luigi

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  16. l'articolo dice:
    "La crisi finanziaria del 2011 non sarebbe mai avvenuta se il debito pubblico italiano fosse stato espresso non in euro ma in una moneta sovrana".


    Sbagliato. Sarebbe avvenuta lo stesso per inflazione e non per deflazione come oggi.

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    1. Non ne vedo proprio alcuna ragione. In ogni caso, si sarebbe trattato di una crisi di natura totalmente diversa.

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  17. I CCF mi sembrano davvero una proposta interessante. Vorrei sapere se secondo lei differiscono molto, e in che cosa, dall'introduzione di una moneta parallela (chiamiamola x es. Fiorino) in quantità limitata annualmente fino all'obbiettivo di raggiungere e sostenere una crescita del pil intorno al 2% annuo per almeno 10 anni (200 mld di fiorini all'anno sono esattamente ciò che immaginavo facendo due calcoli sul retro di una busta relativi alla riduzione delle attività manifatturiere, investimenti nazionali necessari - i 10 mld ipotizzati dal governo per il 2015 sono bazzecole - e significativa riduzione permanente del debito pubblico) con cambio fisso 1 a 1 rispetto all'euro, e senza libertà di circolazione fuori del mercato nazionale, magari garantita da un fondo nazionale in cui confluire quote societarie di aziende di stato (le privatizzazioni sono inutili) beni demaniali e immobili, riserve auree, ecc...

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    1. E' un concetto simile; di fatto i CCF sono garantiti non da attività patrimoniali dello stato, ma dal maggior gettito fiscale che verrà prodotto grazie alla ripresa dell'economia. Quanto alla circolazione esclusiva sul territorio nazionale, i CCF sono destinati prevalentemente a quello in quanto saranno accettati dallo stato italiano, ma non da altri. Anche se non è da escludere che residenti stranieri li acquistino a scopo d'investimento, come in passato hanno sempre acquistato i titoli di stato in lire. Cosa, questa, che personalmente non vieterei, ma neanche incentiverei in alcun modo.

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