sabato 25 gennaio 2014

L’”unicità” del modello tedesco


L’eurocrisi NON è risolvibile mediante l’adozione generalizzata delle riforme effettuate in Germania dal 2002 in poi. E’ difficile esprimerlo con maggiore chiarezza e concisione di quanto ha fatto Jacques Sapir in questa recente intervista.

“La Germania non è un modello: non possiamo parlare di un modello che può essere generalizzato. In altre parole, possiamo affermare che le soluzioni adottate in Germania hanno funzionato solo perché i paesi che la circondano non le hanno imitate. E’ la peculiarità della Germania che ne ha determinato il successo: se tutti la imitassero, il risultato sarebbe un fallimento generalizzato.”

“La Germania ha applicato all’interno dell’Eurozona una politica da battitore libero. Mentre tutti i paesi erano impegnati a rilanciare l’economia a partire dal 2002, la Germania ha deciso di abbassare i suoi salari, ossia di caricare sulle famiglie una parte dei costi che in precedenza venivano pagati dalle aziende, riducendo così i suoi consumi interni. Ciò è stato possibile perché nel frattempo i consumi dei paesi confinanti continuavano ad aumentare. Se tutti avessero applicato il modello tedesco, si sarebbe creata una grave crisi nell’Eurozona già a partire dal 2003 / 2004. E’ chiaro quindi che il modello non è generalizzabile”.

E infatti la maggior crescita tedesca rispetto al resto dell’Eurozona si è accompagnata a surplus commerciali dell’ordine di 200 miliardi di euro all’anno, pari al 6-7% circa del PIL tedesco. Fino al 2011, a questo si sono accompagnati deficit commerciali all’incirca uguali nel resto dell’Eurozona. A tutti gli effetti, la Germania, spesso definita la “locomotiva” dell’Eurozona, è stata in realtà un rimorchio.

Ne è seguito l’accumulo di grossi crediti finanziari della Germania verso il Sud Europa, crediti che nel 2011 hanno raggiunto dimensioni tali da suscitare dubbi sulla solvibilità dei debitori. Da qui l’imposizione di politiche di austerità per “distruggere domanda interna” al Sud (Monti dixit) ed evitare ulteriori accumuli di debiti. Austerità tra l’altro imposta in una situazione in cui la contrazione generalizzata di domanda, prodotta a livello mondiale dalla “crisi Lehman” del 2008, era ancora ben lontana dall’essere completamente recuperata.

Oggi di conseguenza abbiamo:

fortissima depressione della domanda in tutto il Sud Europa, con estensione del fenomeno ormai evidente anche in Francia, Paesi Bassi e Finlandia;

pesante crisi economica e sociale nell’Europa mediterranea;

tutta l’Eurozona sta scivolando lungo una spirale di depressione e deflazione;

rallentamento netto anche in Germania;

il surplus commerciale tedesco è rimasto intorno ai 200 miliardi annui, perché buona parte del calo dell’export verso il resto dell’Eurozona è stato sostituito da vendite verso America e Asia, e a seguito della minor crescita la Germania ha peraltro ridotto le sue importazioni;

si diffondono malumori in USA e in Cina perché le controparti dei 200 miliardi di surplus commerciale tedesco sono adesso loro, non più il Sud Europa (anche se naturalmente 200 miliardi verso tutto il resto del mondo “infastidiscono” molto meno che 200 miliardi verso il solo Sud Europa).

L’Eurozona ha evidentemente urgente necessità di interventi di rilancio della domanda.

Rilancio che però si deve accompagnare a una politica di riallineamento della competitività – gli altri paesi devono riportarsi ai livelli tedeschi, per evitare che il recupero della domanda non ricrei gli sbilanci commerciali interni all’Eurozona che si sono avuti fino al 2011.

Il riallineamento di competitività deve avvenire rapidamente e senza penalizzare i livelli salariali, in quanto la domanda interna va rilanciata, non certo compressa.

Inutile pensare di risolvere il problema mediante “riforme strutturali” che hanno per definizione tempi di attuazione lunghi. E che peraltro si sono fin qui tradotte soprattutto in precarizzazione del lavoro, e ulteriore (controproducente) tendenza alla riduzione delle retribuzioni.

L’unica via per riallineare le competitività dei vari paesi senza “spaccare” l’euro passa per un forte intervento di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, il quale NON deve però essere compensato da riduzioni di altre forme di spesa pubblica o privata (che anzi devono aumentare).

O questi interventi vengono finanziati da emissioni di strumenti monetari o finanziari concordati a livello dell’intera Eurozona (eurobond o debito pubblico dei vari paesi incondizionatamente garantito dalla BCE).

Oppure ogni paese deve riappropriarsi della possibilità di emettere una propria forma di moneta per finanziare questi interventi. Cosa possibile anche mantenendo (se si vuole) in essere l’euro, mediante l’emissione di Certificati di Credito Fiscale, paese per paese.

8 commenti:

  1. Mauro Ammirati: Ovviamente, le due domande su eurobond e mutualizzazione del debito sono solo retoriche?

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    1. Diciamo citate per completezza... sul piano strettamente tecnico, è una strada che potrebbe funzionare. Sul piano politico è un vicolo cieco.

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  2. La riduzione del cuneo fiscale sul lavoro sarà necessariamente la ragione, o la scusa, per l'ulteriore diminuzione del welfare. Pensioni, sanità, servizi pubblici (oltre alla stessa ricchezza privata), sono bocconi troppo interessanti per la finanza (semplifico). Che ciò comporti una domanda scarsa interessa poco: sono i paesi emergenti ed emersi a trainarla. Dell'Europa interessano le ricchezze accumulate. Qual è il senso dei patti europei sottoscritti; non comportano alcun beneficio ai cittadini neppure a medio termine, solo permettono la messa in sicurezza di chi ha speculato.
    Non vedo un sincero interesse a riportare l'Europa e l'Italia al benessere diffuso e sicurezza sociale, piuttosto le direzione è la diminuzione delle esposizioni con una ripresa del in presenza di forti disparità sociali. Comincia a mancarmi la presenza del socialismo, quale spauracchio e freno al mercato non regolamentato.
    Snoskar

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    1. Il "sincero interesse a riportare l'Europa e l'Italia al benessere diffuso e sicurezza sociale" le elites europeistoidi non lo stanno dimostrando, questo è sicuro. Ma la loro posizione è insostenibile. Come e in che tempi si muterà direzione ? stiamo, in parecchi, facendo tutto quanto ci è possibile perché le risposte siano, rispettivamente, "nel modo meno deflagrante" e "molto in fretta". I nemici da sconfiggere sono i soliti: si chiamano egoismo, ottusità, dogmatismo, carrierismo, inerzia...

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  3. Dal mio amico Laurentiu.Ginghina, economista e sociologo romeno, utili informazioni per approfondire la situazione tedesca.

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    1. Un commento per il tuo ultimo articolo: http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2014/01/lunicita-del-modello-tedesco.html



      La Germania domanda agli europei di 'liberalizzare' le loro economie, ma la stessa Germania mantiene un sistemo economico fondato sullo stato.




      1. circa 15% dei tedeschi vivono oggi negli appartamenti sociali, e' tutti gli altri affitti sono sotto il controllo dello stato; per comparazione in Romania gli appartamenti sociali sono oggi una minoranza assoluta e gli affitti sono completamente fuori di tutto controllo;

      2. Per esempio la tutta infrastruttura tedesca dei trasporti e' nelle mani dello stato tedesco (federale, statale o anche municipale, ma stato=autorità pubblica, non privata) = i porti Hamburg (il primo porto della Germania e' nello stesso tempo il terzo porto della Europa, dopo Rotterdam (NL) e Anvers (B)), e Bremen + Bremenhaven (il secondo porto della Germania), tutte le autostrade federale, tutta la ferrovia (DB e' un colosso 100% dello stato federale tedesco e' una legge speciale tedesca vieta gli autobus dove c'e' la ferrovia); per comparazione, in Italia il porto di Taranto e' controllato dai cinesi, le autostrade sono nelle mani della famiglia Benetton, e in Romania la ferrovia sarà privatizzata.

      3. lo stato tedesco controlla tutta la industria, grazie alle legge speciale (per esempio la legge Volkswagen, criticata dalla Unione Europea, ma mantenuta della Germania) o grazie a KfW http://en.wikipedia.org/wiki/KfW




      Anche di più, "On August 20, 2008, Germany approved a law that requires parliamentary approval for foreign investments that endanger national interests. To be specific, it will affect acquisitions of more than 25% of a German company's voting shares by non-European investors" Source: http://en.wikipedia.org/wiki/Sovereign_wealth_fund




      In Germany, most large corporations are required to allow employees to elect a certain percentage of seats on the supervisory board. Source: http://en.wikipedia.org/wiki/Societas_Europaea




      E.On SE, il colosso tedesco, ha un "supervisory board" di "12 members while maintaining equal representation of shareholders and employees". Source : http://www.eon.com/content/dam/eon-com/ueber-uns/GB_2012_US_eon.pdf

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    2. Dear Marco,



      This is an interesting article about the realities of Germany:




      http://romaningermania.ro/de-ce-stau-nemtii-cu-chirie/




      Italian automatic translation is presented bellow:




      http://translate.google.ro/translate?sl=ro&tl=it&js=n&prev=_t&hl=en&ie=UTF-8&u=http%3A%2F%2Fromaningermania.ro%2Fde-ce-stau-nemtii-cu-chirie%2F




      It's the forum of Romanians living in Germany, people who know the reality of this country.




      They reveal a level of social protection extremely high in Germany. Thus Germans are allowed to keep their purchase power, unlike people in Romania (maybe also in Italy), forced to pay high rents or mortgages, high utility bills (electricity, running water, sewage, garbage, the internet, phone, etc).




      Maybe this article help people to understand how Germany takes advantage of other countries in Europe, financing its social protection thanks to the euro!




      Yes, thanks to a strong euro for Southern Europe but also a weak euro for Germany, this country is allowed to pay its social protection and thus to become even more competitive.

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    3. Ancora Laurentiu:
      P.S.
      1. Il porto di Taranto e' nelle mani dei Cinesi.
      2. Le autostrade sono nelle mani della famiglia Benetton, dalla Atlantia SpA.
      3. Gli aeroporti di Roma sono nelle stesse mani della famiglia Benetton,
      http://www.adr.it/azn-principali-azionisti
      4. Il aeroporto di Francoforte (la Germania) e' nelle mani dello Stato di Hesse ( 31%) e dello Stadtwerke Frankfurt am Main Holding GmbH = la Cita' di Francoforte (20%) = 51%.
      http://www.fraport.com/en/investor-relations/the-fraport-share-/basic-data-shareholder-structure.html
      Ma la Germania non e' contenta con il ritmo delle privatizzazione nel resto della Europa. La privatizzazione farà questi paesi anche più debili, più indebitati. La Germania domanda "più di privatizzazione" dei altri paesi, ma lo stesso tempo la stessa Germania non privatizza niente e' ha molte imprese importante nelle mani dello stato tedesco (stato federale, Lande, o municipalità).

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